Per un progettista che ci occupa di residenziale, la sfida sempre più comune è mantenersi in equilibrio tra spazi ridotti da ristrutturare, e il bisogno crescente di ordine, bellezza e minimalismo di chi li abita.
A questo si aggiunge la presenza di nicchie, rientranze e spazi irregolari in cui ci si imbatte (soprattutto) negli appartamenti più datati. Non sono un ostacolo, se si pensa che possono diventare piccole cabine guardaroba integrate alla parete.
L’ostacolo, per molti, si verifica piuttosto quando si vuole chiudere questi spazi mantenendo una continuità estetica filo muro: una sfida che richiede ricerca dei materiali specifici e, soprattutto, il tempismo giusto con cui integrare le Chiusure A FiLO nel progetto e in cantiere.
Dal falegname all’evoluzione tecnologica
Per anni, la soluzione più comune è stata rivolgersi a un falegname: capace di creare mobili su misura, ma con strumenti e materiali pensati per arredi indipendenti, non per l’integrazione con la struttura delle pareti.
Quella del falegname può essere la soluzione ritenuta più immediata, ma sempre coi suoi limiti:


Volendo un effetto di integrazione perfetta, bisognerebbe scegliere le chiusure filo muro che nascono insieme alla costruzione a secco: non sono un arredo, ma un sistema edilizio che fa parte del progetto e del cantiere.
I limiti dell’artigianato
Andiamo ancora più nel dettaglio, per capire a fondo perché il filo muro, da sistema innovativo e pregiato che dovrebbe essere, diventa un terno al lotto al momento di ogni posa.
Il fatto è che negli anni molti hanno cercato di replicare l’effetto filo muro con ante in MDF o derivati, spesso abbinati a telai di fortuna presi dal mondo delle cucine.
Ma senza una conoscenza costruttiva, questi tentativi si scontrano tutti con lo stesso problema: il nodo tra struttura e anta resta visibile e si degrada nel tempo.
Il risultato è un’illusione momentanea di filo muro, che non regge al tempo e alle condizioni ambientali di una casa vissuta.
Il potere del progetto
È nelle prime fasi del progetto che si fa la differenza, tra chi integra le ante filo muro nell’ambiente, e chi le appiccica alla fine come se fossero un arredo.
Pianificando in anticipo si evita ogni intoppo e si hanno a disposizione ancora tutte le possibilità di personalizzazione.
Per far diventare le ante a filo proprie alleate, la consapevolezza di fondo è questa: il telaio deve entrare in cantiere insieme ai montanti del cartongesso, non dopo.


In questo modo l’operazione non allunga i tempi: aggiunge solo pochi minuti a un lavoro che si sarebbe comunque dovuto fare, garantendo precisione, allineamento e durabilità nel tempo, oltre che un intervento di installazione praticamente a costo zero.
L’anta per gli spazi residui
Ante, sportelli, porte, botole…
MDF, lamiera, legno, cartongesso…
Sul mercato sembra che le opzioni per creare armadi a muro siano tantissime. Prodotti diversi che alla fine sono tutti uguali, ovvero che non garantiscono mimesi a parete e durata nel tempo.
La soluzione è una chiusura per spazi residui nata appositamente per quello scopo: partire dalla tecnologia specifica e personalizzarla a seconda degli spazi, non il contrario.
L’anta NOA® ha una struttura dedicata, progettata da esperti del cantiere a secco. Questo permette di:


Il tutto con una personalizzazione totale.
È infatti possibile scegliere:
Gli spazi residui, e gli sportelli con cui provare a chiuderli, sono un blocco per tanti professionisti.
Ma non per quelli che conoscono le Chiusure A FiLO®:
Visita la pagina dedicata, e scopri l’anta A FiLO che semplifica la progettazione degli spazi residui.





